venerdì 27 aprile 2012

La CONTROINTERVISTA: 5 domande a Paolo Manca, giornalista di Casa Facile

1. Esiste il... portone ideale? Se sì, quali caratteristiche deve possedere?

Esiste, eccome. E credo di poterlo affermare con cognizione di causa visto che, dall’infanzia all’età del college, ho vissuto in un’iconica e provinciale casa americana come quella delle Desperate Housewives di Wisteria Lane, caratterizzata da un “importante” garage-laboratorio e regno-dimora di un cane husky, il cui portone assurgeva di diritto a ingresso principale molto più che la pretestuosa porta d’accesso con tanto di battacchio… Un portone attraverso il quale si snocciolavano i momenti clou della giornata e della stagione (l’immancabile garage sale!) e che proteggeva i miei beni più preziosi: la bici, lo skate, la mazza da baseball e lo slittino da neve (oltre alle 2 auto dei miei…). 
E se devo dirla tutta, quel portone per me aveva già (quasi) tutte le carte in regola per essere definito “ideale”: contraddistinto da un elegante manto in legno tinto bianco con pannelli lavorati a specchio e maxi-vetrata (che richiamava lo stile della porta principale), era dotato di spesse guarnizioni perimetrali termo-isolanti (d’obbligo visto che geograficamente rientravamo nella cosiddetta “cintura del ghiaccio!), blocco meccanico anti-sollevamento e di meccanismo automatizzato per consentire la comoda (e silenziosa!) apertura a distanza. Insomma, le 4 funzioni basilari da ricercare nei portoni di qualità erano pienamente rispettate: estetica, protezione, praticità e sicurezza. 
Connotazioni che oggigiorno riscontro potenziate - da professionista - nella produzione italiana, sempre più caratterizzata da un approccio progettuale dei portoni fortemente orientato al design personalizzato e al ricorso a componenti funzionalmente e tecnologicamente all’avanguardia che assecondano le più svariate esigenze. Il tutto in conformità alle norme tecniche europee. Ecco perché alla luce di questa evoluzione industriale, il portone ideale oggi è quello che può adattarsi perfettamente allo stile dell’edificio e alle abitudini di chi lo abita. 


Nello specifico, il portone “perfetto”: 
1. è realizzabile (all’occorrenza) su misura e personalizzabile nello stile e colore desiderati, per potersi adattare agli spazi a disposizione e abbinare perfettamente all’estetica della porta d’ingresso e dell’intero edificio;
2. è salva spazio e poco ingombrante anche nelle operazioni di apertura e chiusura, come i gettonati modelli “sezionali” che -aprendosi verticalmente- scorrono silenziosi e senza attriti su guide laterali verso l’alto e a fine corsa si posizionano parallelamente al soffitto del garage. Adatti anche a spazi difficili e complessi, lasciano massimo spazio sia all’interno sia all’esterno, agevolando così anche il parcheggio nella zona antistante. 
3. è semplice e comodo da usare, meglio se motorizzato in modo da poterlo aprire (velocemente) con il telecomando, stando comodamente seduti in macchina. Occhio: anche un portone motorizzato deve consentire la possibilità di poterlo manovrare manualmente. 
4. è dotato di protezioni di sicurezza smart, che evitano il rischio di rottura dei componenti e impediscono di farsi male, come nel caso di accidentale schiacciamento delle dita.
5. è dotato di una struttura impermeabile all’acqua, resistente al vento e isolata sia termicamente sia acusticamente, soprattutto quando il garage è collegato direttamente ai locali abitativi.  
6. è dotato di protezioni antieffrazione, che garantiscono la chiusura sicura del portone scongiurando eventuali tentativi di scasso.
7. è progettabile anche con finestratura e porta pedonale integrati, per  agevolare il passaggio a piedi o con la bicicletta senza dover aprire l’intero portone. E per la sicurezza della porta può essere prevista una serratura ad hoc multi punto.  
8. assicura una garanzia pluriennale sui componenti del portone, inclusi quelli notoriamente soggetti a usura, come le cerniere.

Concludo con una raccomandazione: mai sottovalutare l’installazione, fondamentale per garantire le potenziali performance del portone. La posa in opera, infatti, deve preventivamente prendere in considerazione una serie di fattori, tra i quali la tolleranza del vano murario, le battute laterali, l’architrave e la necessità di adottare eventuali ancoraggi speciali per montare il telaio. 


2. Quanto è importante, a suo avviso, la scelta di un portone nel contesto estetico e architettonico di una abitazione? 

E’ fondamentale, soprattutto se tale contesto è fortemente caratterizzato o storicizzato. Ma è molto importante anche quando l’abitazione si colloca all’interno di un tessuto urbano periferico o di scarso valore espressivo o storico ma dove gli stock abitativi sono e sono stati oggetto di mirate azioni di riqualifica, restauro e manutenzione. In tutti i casi, l’idea progettuale dovrebbe sempre garantire la sintonia del portone sia con l’impianto volumetrico e l’articolazione della facciata sia con i materiali costruttivi e i serramenti, così da contribuire a definirne l’omogenea impronta architettonica e a influenzare anche la qualità urbana del contesto. 
Il portone va dunque sempre progettato e scelto leggendo, interpretando e rispettando la specificità architettonica e l’identità estetica sia dell’abitazione sia del luogo, senza mai lasciare spazio a soluzioni standard universalmente applicabili o duplicabili. Anzi, nel rispetto di una globale affinità estetica con la casa, la parola d’ordine è proprio “personalizzare” il portone che –se armonico e ben integrato- oggi può diventare il tratto distintivo o biglietto da visita dell’abitazione. Il tutto facilitato anche dall’ampia scelta di materiali tecnologici (pensiamo all’innovativo Pvc a effetto legno, capace di riprodurre fedelmente la texture e le venature lignee!), finiture di pregio e colori innovativi che, combinabili tra loro, agevolano la progettazione anche nelle località poste sotto tutela paesaggistica.    
E infine, non dimentichiamo che se è vero che i portoni possono contribuire a conferire pregio e identità all’edificio, altrettanto vero è che rivelano anche molto della personalità di chi abita la casa.  


3. Come si è evoluto (a suo giudizio di operatore dei media) il rapporto fra cliente finale e azienda produttrice del “mondo casa”?

Una delle differenze maggiori rispetto al passato è che il cliente finale non acquista più l’arredo per ogni ambiente di casa in un’unica soluzione e in maniera organizzata, ma arreda secondo la logica della cosiddetta “accumulazione”, cioè acquistando un pezzo d’arredo per volta e in tempi successivi sulla base della propria disponibilità economica e su una lista di beni considerati prioritari.
Tuttavia, l’ambito nel quale l’evoluzione di questo rapporto si è mostrato più marcato e innovativo è sicuramente la Rete. A cominciare dal fenomeno della “disintermediazione”. Un termine apparentemente ostico che in realtà indica semplicemente lo scavalcamento dei tradizionali canali di distribuzione da parte di Internet che -“facendo fuori” gli intermediari tra azienda e cliente finale- ha permesso a tutti noi di raggiungere in tempo reale il sito del produttore, di visualizzare e comprendere al volo le caratteristiche dettagliate e aggiornate di lampade, divani, tavoli e di tutto ciò che ruota intorno al mondo casa a cui siamo interessati. Il tutto finalizzato ad acquistare i beni “on demand”, magari presso lo spaccio del produttore o attraverso la pubblicizzazione in Rete della rivendita diretta al minuto a prezzi di fabbrica o ribassati grazie a promozioni stagionali.
E ultimamente, sono molte le aziende del settore casa che per contrastare la crisi economica hanno deciso di sperimentare un nuovo e accattivante modo di comunicare in Rete per entrare in contatto diretto con i clienti, investendo in Web Marketing ma anche sbarcando sulle piattaforme di Web 2.0, tramite la presenza nei portali tematici e di condivisione, il ricorso ai servizi di social network (Facebook) e la gestione di un blog tramite la periodica pubblicazione online di diari “dedicati”.           
Rete sociale a cui anche noi di CasaFacile siamo ricorsi creando con strepitoso successo un’affollatissima community (più di 26.000 fan!) che, fidandosi appieno dei consigli reciproci, ci ha permesso di contribuire a un’ulteriore evoluzione del rapporto azienda-cliente attraverso il recente lancio dell’operazione Family Tester, a cui hanno aderito molte importanti aziende di settore. Questa l’iniziativa: tra i numerosi fan scegliamo sette lettori da tutta Italia che -restando "in carica" sei mesi- ricevono gratuitamente dei prodotti per la casa che dovranno provare, strapazzare, fotografare e infine giudicare rilasciando la loro opinione ragionata al resto della community. Uno scambio stimolante e utile per tutti, aziende comprese!   
E rimanendo nel rapporto reale-virtuale, non possiamo non citare l’influenza che la (quasi) neonata “realtà aumentata” avrà sul rapporto tra il cliente e le aziende produttrici: grazie a un sistema iper-tecnologico di grafica interattiva per smartphone e tablet possiamo infatti percepire e modificare virtualmente gli spazi di casa con elementi e dettagli che, nella realtà “vera” e attuale di casa nostra ancora non ci sono. Con SnapShop Showroom, per esempio, si può fare una vera e propria prova di arredo passando via web da un rivenditore di mobili. Basterà fotografare un angolo della casa, cercare su Internet mobili, complementi o materiali con cui piacerebbe arredarla e, come per magia, il sistema ti regala una proiezione al 100% affidabile di come realmente potrebbe risultare il nuovo ambiente.


4. Oggi si parla tanto di green economy e di edilizia sostenibile. In tutto quello che si fa pare esserci una ricerca spinta di sostenibilità: lei ci crede o lo ritiene talvolta uno specchio per le allodole?

Pregiudizi, contraddizioni e confusione a parte, è innegabile che i concetti di green economy e di sostenibilità ormai non siano (più) miraggi vissuti dalle aziende come spese onerose o come obbligo di adeguarsi alle normative, ma sia un vero e proprio fenomeno virtuoso e incentivato in ascesa. Un’inevitabile svolta verde, connotata da un fiorire di investimenti e progetti economici oggi concreti che, a differenza dello “sviluppo sostenibile” nato verso la fine degli anni 80, non si limitano alla ricerca della formula giusta per “produrre senza distruggere l’ambiente” ma vanno oltre, proiettandosi in salute verso il mercato, creando business e generando un ottimo giro d’affari. Oltre che a mirare anche a un’equità sociale che non passi attraverso il dannoso consumismo sfrenato. I settori su cui molte aziende scommettono il loro futuro sono molti e diversi –energia rinnovabile, eco-caldaie, illuminazione a basso consumo, sistemi integrati per il riscaldamento geotermico, edilizia sostenibile, riciclo e trattamento rifiuti- tutti in prima linea per ripensare a una politica economica in chiave ecologica. Un esempio di traguardo green per tutti: entro il 2050 le energie rinnovabili potrebbero soddisfare il 100% della domanda elettrica. 
La bella notizia è che anche il mondo del design e dell’arredamento da tempo ha varcato la soglia della progettazione sostenibile, sponsorizzando processi produttivi etici ed ecocompatibili mediante progetti “a impatto e a km zero” che, grazie a una filiera corta sfruttano materie prime e semilavorati già esistenti o reperite e lavorate sul territorio dove nascono. 
Senza contare che a formare le nostre (nuove) eco-coscienze contribuisce la più recente edilizia sostenibile a basso impatto ambientale, progettata per il massimo comfort e benessere con materiali certificati ecologici e atossici e impianti di climatizzazione e domotici all’avanguardia che mirano a educarci al rispetto e al risparmio dell’energia.    
Siamo dunque di fronte a una tendenza che difficilmente potrà essere ribaltata, ecco perché ogni azienda dovrebbe essere spinta dalla motivazione “etica” di preservare la natura e di contenere i costi (esorbitanti) che il cambiamento del clima e lo spreco energetico potrebbe provocare.   
La vera domanda da porsi a questo punto è: noi i cittadini italiani siamo sinceramente pronti ad abbracciare la causa (rinunciando per esempio a possedere 2 auto a famiglia…) e a tenere il passo con la rivoluzione verde?


5. Risparmio economico. Funzionalità. Design/qualità estetica. Anche alla luce dell'abbassamento del potere d'acquisto, quale di questi tre elementi risulta il più ricercato dal consumatore nella scelta dell'elemento di arredo per la propria abitazione?

In uno scenario economico come quello attuale, i consumatori mantengono un comportamento di acquisto decisamente cauto, ponderato e orientato soprattutto alle reali necessità e al risparmio, cercando elementi d’arredo tra i canali di ricerca che consentono di scovare l’offerta più conveniente. Non per questo tuttavia rinunciano alla funzionalità, legata alle qualità intrinseche del prodotto: anzi, oggi il consumatore è si propenso ad acquistare prodotti economici ma solo se la convenienza si coniuga a un’elevata qualità funzionale. E visto che sempre più aziende perseguono l’obiettivo di rendere la qualità accessibile a tutti (o comunque a tanti) a dirla tutta non è poi così difficile accedere ad arredi funzionali a prezzi contenuti. Basta pensare ai prodotti meno conosciuti rispetto ai brand di fama consolidata -spesso indicati come private label- che venendo che vengono prodotti "conto terzi" e immessi sul mercato con il marchio commerciale del distributore, offrendo una qualità in linea con l’industria di marca ma a un prezzo decisamente più vantaggioso.
Su quale gradino del podio mettiamo il design? Direi che non ne esce affatto perdente, visto che sul mercato ci sono aziende solidissime che rispondono alla sfida economico-sociale contingente proponendo funzionali ed efficienti arredi low cost che sfoggiano un’appeal decisamente accattivante. Un nome per (e conosciuto da) tutti: Ikea. 
E per i web addicted, ci sono anche gli outlet online - come il sito www.dammidesign.it - dei veri e propri discount dell’arredamento che permettono di acquistare mobili e complementi a prezzi scontati e contenuti.
In conclusione si può dire che, in via generale, questo è un momento in cui chi acquista elementi d’arredo, anche a fronte di sacrifici, lo fa nel momento in cui ritiene di “spendere il giusto”. 

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